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Kenya 2020

Il Gruppo di Oleggio in Kenya

marzo 2020

Oriano Gneri e Gianpaolo Sonzini

Sono le 8 del mattino a Lengesim, in apparenza una giornata qualunque in questo piccolo villaggio in mezzo alla savana del Kenya, in terra Maasai, alle pendici del Kilimanjaro e a 60 km di strada sterrata dal primo centro abitato. Eppure c’è qualcosa di diverso nell’aria. I bambini della Mother Rosa Nursery, con la loro uniforme verde e bianca, di solito arrivano a piedi in autonomia, chi da solo, chi accompagnato dal fratello o dalla sorella maggiore, chi in piccoli gruppetti di compagni con il “piedibus”.

Ma oggi è un giorno speciale, e tanti arrivano accompagnati da mamme, zie e nonne. Le donne Maasai avanzano fiere a fianco ai loro piccoli, come chiazze ondeggianti di colore rosso, giallo, arancione e blu che spiccano contro il rossiccio-marrone della terra e il verde acceso della savana. Sono vestite a festa e sfoggiano i monili più belli che possiedono: bracciali, orecchini e collane, tutti pazientemente fatti a mano con perline dai colori vivaci. I bambini entrano nel cortile, obbediscono alle maestre e si mettono in fila davanti all’entrata dell’asilo per la “morning assembly”, l’assemblea mattutina di canti e preghiere che si fa prima di dividersi nelle classi. Le mamme rimangono fuori, nel giardino dell’asilo e aspettano, vestite a festa.

In Africa si aspetta, senza spazientirsi, anche per ore e ore. Due suore della congregazione delle Figlie di Sant’Anna, con in mano nastri di vari colori, del nastro adesivo, un martello e dei chiodi si dirigono verso la nuova struttura, un piccolo edificio polifunzionale che comprende una cucina, in cui vengono preparati i pasti per l’asilo, annesso uno spazio adibito a refettorio per i bimbi. Coi nastri le suore si accingono ad abbellire le colonne che sorreggono la mensa con nastri, fiocchi e coccarde improvvisate. Con il martello e i chiodi fissano con soddisfazione un nastro a chiusura dell’entrata del patio-refettorio e si accertano di avere un paio di forbici a portata di mano.

Eh si, perché oggi è il grande giorno: ci sarà la festa di inaugurazione della nuova struttura, costruita non in lamiera, bensì con mattoni veri e dipinta di un bellissimo giallo che si integra perfettamente nei colori del paesaggio. Tra poche ore quel nastro verrà tagliato dai “mzungu”, i bianchi che sono arrivati a Lengesim da molto molto lontano, dall’Italia, per la precisione da Oleggio, una piccola cittadina in provincia di Novara. Ma perché sono arrivati proprio qui, in questa realtà così distante, e non solo geograficamente, dalla loro? L’iniziativa è partita dalla volontà del Gruppo Alpini di Oleggio di rendere omaggio alla memoria dei coniugi Cristian e Dawna Cecala e della loro piccola Crystal, la famiglia originaria di Oleggio rimasta tragicamente vittima del crollo del ponte Morandi a Genova il 14 agosto 2018.

I fondi raccolti dal Gruppo Alpini di Oleggio in collaborazione con la famiglia Cecala, sono stati devoluti alla onlus oleggese Mulinelli di Sabbia – da anni impegnata in progetti solidali in Africa, in particolare in Kenya e in Eritrea – per la costruzione del nuovo edificio, di cui all’asilo Mother Rosa di Lengesim, attualmente frequentato da un centinaio di bambini, aveva urgentemente bisogno.

È tutto pronto per l’inaugurazione ufficiale, è una splendida giornata di sole nella savana, i bambini non stanno più nella pelle, il gruppo delle mamme, sempre più numeroso, chiacchiera pazientemente all’ombra dell’acacia e attende l’arrivo del parroco Don Pedro, degli anziani del villaggio, delle suore della congregazione delle Figlie di Sant’Anna e dei mzungu. Finalmente inizia la celebrazione, le donne si riuniscono insieme ai bambini intorno alla nuova struttura e intonano i canti Maasai di benedizione e di ringraziamento, accompagnati dal tradizionale ondeggiare ritmico del capo e delle spalle, poi prende la parola Don Pedro che in swahili sottolinea l’importanza della nuova struttura non solo per l’asilo, ma per tutta la comunità e procede alla benedizione dell’edificio e dei presenti.

Nessuna celebrazione Maasai tuttavia è da ritenersi tale senza la benedizione degli anziani del villaggio. Quando è il loro turno vengono avanti a uno per volta, con in mano il tradizionale “empukuri”, una zucca dalla forma oblunga decorata con cuoio e perline, da cui spunta un fascio di erba e contenente latte di capra, uno dei beni più preziosi per i Maasai. Pronunciando benedizioni e ringraziamenti in maasai spargono latte sulla cucina, sul refettorio e su tutti i presenti. A svelare la targa affissa al muro esterno della cucina dedicata alla memoria della famiglia Cecala, sono il Capogruppo degli Alpini di Oleggio, Gianpaolo Sonzini, e Oriano Gneri, che hanno intrapreso il viaggio solidale in Kenya proprio per inaugurare la struttura. È un giorno di grande festa, un giorno che gli abitanti di Lengesim ricorderanno per molto, molto tempo, un giorno di canti, balli, celebrazioni e cibo in abbondanza per tutti. I sorrisi di Cristina, Dawna e Crystal potranno continuare a risplendere attraverso quelli dei bambini del piccolo asilo Mother Rosa, che da ora potranno consumare i loro pasti seduti comodamente a un tavolo, su delle belle panche nuove, al riparo dal sole cocente del mezzogiorno.

Gianpaolo Sonzini

Galleria Fotografica

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